Opencare e coworking
Novembre 27, 2017 0

OPENCARE. Digital Social Innovation and the future of care

Fablab e coworking attenti ai nuovi sistemi di cura

La conferenza Opencare organizzata dal Comune di Milano e il Fablab We make, che si è svolta nelle giornate del 22 e 23 Novembre presso il nuovo centro Milano Luiss Hub ha avuto due tematiche principali: laDigital Social Innovation and the Cities” e “New Urban Economies and Care“.

Durante le due giornate sono intervenuti molti ospiti per discutere sul tema in questione e per offrire un contributo ed esporre le proprie esperienze a riguardo; tra gli altri citiamo: Cristina Tajani, Assessore a Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane, Stefano Micelli, docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, Marco Taisch, Stefano Maffei, Mario Calderini, docenti del Politecnico di Milano, Erik Lakomaa, docente dell’Università di economia di Stoccolma e Francesco Samorè, direttore scientifico della Fondazione G. Bassetti.

Annibale D’Elia, responsabile della Direzione di progetto Innovazione Economica e Sostegno all’Impresa del Comune di Milano ha affermato che Milano è la città delle occasioni e delle opportunità di collaborazione, è un ecosistema fertile e potenziale data la tradizione manifatturiera della città, un capitale di conoscenza come le numerose Università, centri di ricerca,  Fablab e coworking e una diffusa cultura imprenditoriale.

I cambiamenti epocali derivanti dalle nuove tecnologie, dalla scienza e dalla globalizzazione hanno trasformato le strutture di potere tradizionali, hanno portato una maggior partecipazione dei cittadini alla società. È difficile individuare le problematiche future, ma possiamo cercare di riconoscere quali potrebbero essere i nuovi bisogni.

Opencare è un progetto collaborativo finanziato dal programma Horizon 2020 dell’Unione Europea; il più grande programma a sostegno della ricerca e dell’innovazione che mette a disposizione risorse per un valore di quasi 80 miliardi di euro per un periodo di 7 anni (dal 2014 al 2020).

Opencare accoglie i bisogni di cura, co-progetta le possibili soluzioni con i cittadini e realizza prototipi open, condividendoli con le comunità. È diventato un nuovo approccio alla cura e al welfare in generale.  La parola “care” sta ad indicare la cura, un tipo speciale di interazione umana che avviene quando qualcuno dà attenzione e agisce per qualcun altro, mentre “Open” assume un significato complesso, ovvero si tratta di un sistema in cui attori differenti assumono un ruolo attivo; questo accade quando attività articolate sono ripartite in azioni più semplici, così che possano essere ridistribuite tra persone diverse non specializzate. Si parla di un sistema Open quando le conoscenze e le informazioni che lo costituiscono sono aperte, visibili, accessibili e trasferibili in altri sistemi. In conclusione “Opencare” lo possiamo definire uno strumento che permette innovazioni e scoperte, portando nuove idee direttamente dal laboratorio al mercato.

Horizon 2020 è uno strumento finanziario che implementa “l’Unione dell’innovazione”, l’iniziativa faro dell’Europa 2020 orientata a garantire la competitività globale del vecchio continente. L’obiettivo è quello di trovare e individuare nuovi modi per creare soluzioni sviluppate dalle persone per le persone e farla diventare un’opportunità che potrebbe rivoluzionare il modo in cui i sistemi di cura sono forniti nei vari paesi. Horizon 2020 è un mezzo per favorire la crescita economica e per creare nuovi posti di lavoro. La ricerca infatti rappresenta un investimento molto importante per il futuro con l’obiettivo finale di arrivare ad un’occupazione intelligente, sostenibile e inclusiva.

La volontà di unire ricerca e innovazione dovrebbe permettere il raggiungimento dell’obiettivo del programma Horizon 2020 facendo attenzione sia all’eccellenza scientifica, alla leadership industriale e alle nuove sfide della società. L’intento è quello di far collaborare i settori pubblici e privati per garantire innovazione.

Fin dalla storia dell’umanità i servizi di cura, che oggi vengono classificati sotto “health” e “care”, erano affidati ai membri della famiglia. Dopo il secondo dopoguerra sono nate nuove figure per l’organizzazione del welfare, raggiungendo inizialmente risultati molto positivi, ma negli ultimi anni il sistema è andato in crisi.

Dalla metà del ventesimo secolo le aziende hanno introdotto dei contratti integrativi che prevedono l’introduzione di un welfare concentrato sul benessere e sulla cura dei lavoratori, raggiungendo ottimi risultati grazie alla diffusione sia delle nuove tecnologie sia delle conoscenze scientifiche.

Attraverso Opencare si vuole promuovere progetti per circa 1,6 milioni di euro per la progettazione e i prototipi di nuovi tipi di servizi di cura. Tra questi troviamo:

  • Collezionare esperienze di una community che sostiene servizi per la cura;
  • Innescare una discussione sul tema sia online che offline;
  • Utilizzare le nuove tecnologie;
  • Combinare le nuove conoscenze.

Per molte ragioni la domanda di cura sta crescendo e diventa sempre più complessa al punto che l’offerta tradizionale e quella moderna non riescono a gestirla nella maniera più adeguata. Il gap che si è venuto a creare fra la domanda in crescita e la contrazione dell’offerta è alla base della odierna crisi. Pertanto è bene ripensare ad un nuovo paradigma e ai sistemi di cura come sistemi aperti.

 

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