Action&Branding
Ottobre 16, 2018 0

Action&Branding, i nostri YoRoomers per qualche mese

Ciao Alessandro e Massimo, vi va di raccontarmi un pò la storia di Action&Branding?

Action&Branding è nata nel 2008 e si compone di professionalità formatesi nei principali network di comunicazione (nazionali e internazionali) con una solida esperienza nelle diverse attività di comunicazione. Nel 2014 siamo entrati a far parte di un gruppo italiano indipendente, andando a operare come business unit specializzata nei progetti ad alta intensità strategica.

Dal 2018 siamo invece entrati a far parte della holding THIS IS IDEAL che presidia un progetto di recente costituzione con l’obiettivo: di coniugare le varie necessità di mercato riunendo diverse competenze capaci di interpretare in modo “ideale” le complessità della comunicazione. È un progetto di eccellenza, e quindi ambizioso, che rispecchia la nostra visione e il nostro modo di operare nel quale crediamo fortemente.

Quali sono i valori su cui basate il vostro operato?

Il primo fondamentale valore su cui basiamo il nostro operato è la combinazione sinergica “strategia-creatività” come modalità per esprimere progetti di comunicazione efficaci e distintivi.

Per noi la visione strategica è il punto di partenza che deve essere poi declinata efficacemente in un progetto creativo connotativo. La creatività è fondamentale per creare differenziazione.

Un altro nostro importante valore parte dal presupposto che crediamo che oggi non ci possano essere delle competenze statiche, ma dinamiche.

Promuoviamo infatti, una modalità organizzativa che definiamo Learning Organization, ossia una modalità di auto-formazione e di auto-apprendimento continua attraverso i progetti.

Cerchiamo persone che facendo, imparino e che abbiano una predisposizione a continuare ad ampliare i propri orizzonti professionali e a condividere le proprie conoscenze. Altri due valori che rispecchiano il nostro modo di lavorare sono: un metodo di lavoro inclusivo, poiché siamo convinti che oggi non sia più possibile lavorare da soli, ma che i clienti devono essere quota-parte del tavolo di lavoro.

In ultimo, come sostiene Richard Branson, la sostenibilità per la persona. Ecco perché investiamo sui talenti e cerchiamo di farli star bene perché reputiamo che solo così facendo, essi possano esprimere un valore professionale migliore che va a trasferirsi poi al cliente.

Che tipologia di clienti avete?

Posso dire che nel nostro mestiere si tende a presidiare tutte le diverse categorie merceologiche. In genere, possiamo dire di avere un’anima retail, sia di alta gamma che di mass-market. Lavoriamo nell’editoria, nei servizi, nell’ambito dell’abbigliamento sportivo, degli elettrodomestici di consumo e di degisn e lavoriamo con tre grossi brand nell’ambito della cosmesi. Collaboriamo anche con Touring Club Italiano, un’associazione senza scopo di lucro che rispecchia un pò lo spirito di Action&Branding.

Quali sono i segreti per una buona strategia di comunicazione?

Una buona strategia di comunicazione deve essere rilevante, ossia deve riuscire a intercettare realmente un bisogno e a fornire una soluzione concreta e tangibile in pochissimo tempo. Essere rilevanti oggi è l’elemento più difficile. Ma come raggiungere questa rilevanza?

In genere, la creatività è spesso il mezzo per riuscire ad esserlo, anche se nella costruzione strategica è essenziale partire da un’approfondita conoscenza del target, che oggi prevede un sacco di contact points e di informazioni, soprattutto in rete, che devono essere elaborate. Inoltre, è fondamentale riuscire a trovare l’insight, ossia il bisogno occulto o manifesto che è sotteso alle necessità relative alla merceologia, a cui deve seguire l’identificazione dei touch points, ovvero i punti di contatto che il target ha con il brand. Questi sono tutti elementi importantissimi per creare le basi di una buona strategia di comunicazione.

Qual è stata la commissione più interessante e coinvolgente per il vostro team?

È difficile scegliere. Forse quello che ha dato più soddisfazione, perché meglio ci esprime, è stato il lavoro commissionataci al fine di creare un’identity. Stiamo parlando del percorso di comunicazione realizzato per un noto brand retail: abbiamo iniziato a lavorare con il Board e abbiamo definito la vision e la mission di quelli che erano i valori alla base dell’equility che volevano andare a costruire.

Abbiamo poi identificato un pay off e a partire da questo abbiamo sviluppato tutta l’immagine coordinata che doveva esserne detentrice di espressione verso il target. Abbiamo poi esploso su tutti i touch points possibili questo lavoro. Questo è il lavoro più interessante perché è esattamente l’espressione di cosa un processo di comunicazione può fare se, dall’origine fino alla fine, si agisce coerentemente e sinergicamente.

Come vi siete trovati a lavorare in uno spazio di coworking come YoRoom? La consigliereste?

Ci siamo trovati meravigliosamente bene! Con il senno di poi saremmo rimasti almeno un anno qua dentro e avremmo procrastinato la nostra nuova sede. Non per una questione di investimenti economici, ma proprio per una questione di clima e di ambiente. Tanto è che una delle chiacchiere che facevamo oggi è: “Torniamo a fare delle riunioni qua dentro, teniamo in qualche modo un filo!”.

All’inizio siamo stati sicuramente meno partecipi in YoRoom, non capivamo ancora la mentalità. Abbiamo ingenuamente saltato i primi appuntamenti che avete organizzato perché solo dopo abbiamo scoperto che per noi qua dentro c’è un sottobosco fertilissimo di competenze che ci possono servire e alle quali anche noi possiamo servire.

Consigliamo a chiunque di fare un periodo di coworking, soprattutto in un periodo in cui si sta startuppando qualcosa di nuovo. E’ un qualcosa di fondamentale per l’energia e il clima che respiri. Abbiamo già consigliato l’esperienza del coworking a più persone, nello specifico YoRoom, perché abbiamo già operato anche in altri spazi ma non avevano un’attitudine così manifesta allo sharing competenziale e un clima così positivo.

YoRoom ha una modalità molto più moderna di interpretare le reali dinamiche del lavoro di oggi, dove c’è una necessità di elasticità di esigenze e dove c’è bisogno di avere il cervello attivo per incontrare il cambiamento.

Ecco qua c’è esattamente questo: un tipo di cultura e un tipo di modalità per la quale uno spazio di coworking come YoRoom non è secondo me una soluzione di breve termine ma può essere un’opzione valida per fare business in futuro.

Grazie Alessandro e grazie Massimo. Ci ha fatto molto piacere ospitarvi e condividere con voi la nostra quotidianità e ci dispiace che presto dovrete andare via.

YoRoom vi augura un grande in bocca al lupo per il vostro futuro, personale e lavorativo.

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